Prolasso uterino

Il prolasso uterino ¨¨ la condizione pi¨´ o meno grave che implica la discesa dell’utero dalla sua sede naturale all’interno del canale vaginale.
Secondo le stime, questo disturbo pu¨° arrivare a interessare quasi una donna su 2: un numero notevolissimo per il prolasso uterino, che, com’¨¨ facilmente intuibile dal nome, coinvolge l’organo essenziale per lo sviluppo e la futura espulsione del feto. L’utero ¨¨ a sua volta parte del sofisticato apparato riproduttivo femminile, periodicamente soggetto a cambiamenti dovuti all’et¨¤ e ai vari momenti dello sviluppo sessuale.

Per comprendere al meglio come pu¨° svilupparsi il prolasso dell’utero ¨¨ bene fare qualche cenno di anatomia della zona interessata.

L’utero ¨¨ un organo muscolare cavo, le cui dimensioni possono variare anche notevolmente in base alle eventuali gravidanze. La sua parte superiore corrisponde al corpo uterino, mentre quella inferiore ¨¨ la cervice o collo dell’utero. Anche tali componenti tendono a mutare nel corso del tempo: in particolare la cervice pu¨° rappresentare circa la met¨¤ dell’intera lunghezza dell’organo prima della pubert¨¤, mentre in seguite a diverse gravidanze essa pu¨° ridursi a ricoprire circa un terzo dell’utero, il cui corpo si ¨¨ adattato ad accogliere il feto.

Al suo interno l’utero ¨¨ rivestito dall’endometrio, o tonaca mucosa: questo tessuto cambia in base alla fase del ciclo mestruale, inspessendosi quando aumentano estrogeni e progesterone per poi sfaldarsi al momento delle mestruazioni. Inoltre, quando la gravidanza ¨¨ iniziata ma non ¨¨ ancora avvenuto l’impianto, fornisce all’embrione il nutrimento di cui ha bisogno. L’utero ¨¨ inoltre dotato di una resistente tonaca muscolare con nervi e vasi sanguigni, il miometrio, che grazie alle sue contrazioni consente l’espulsione del feto durante il parto. Infine, lo strato di tessuto esterno che riveste l’utero ¨¨ noto come perimetrio.

Dalla cervice ha origine la vagina, un canale muscolare di consistenza elastica: ci¨° ¨¨ dovuto alle sue molteplici funzioni, ossia consentire il passaggio del flusso mestruale, distendersi durante il rapporto sessuale e in seguito permettere il passaggio del feto durante il parto. Il canale vaginale termina aprendosi nel vestibolo della vulva.

L’utero, insieme alla vagina, alla vescica e all’intestino retto, viene sostenuto dal pavimento pelvico, composto da fasci muscolari e legamenti. Sebbene sia ancora relativamente poco conosciuta, questa area muscolare ricopre un ruolo essenziale per il benessere delle donne: dalla sua tonicit¨¤ e dalla sua sensibilit¨¤ dipendono funzioni basiche come minzione e defecazione, cos¨¬ come la percezione del piacere sessuale.

Cos¡¯¨¨ il prolasso uterino e tipologie

Quando si parla di utero prolassato, significa che esso ¨¨ disceso da quella che ¨¨ la sua posizione naturale verso il basso, introducendosi all’interno del canale vaginale. Sono 4 i livelli di gravit¨¤ con cui il prolasso pu¨° essere classificato:
 
  • 1° grado, che comporta la presenza in vagina di una piccola parte di utero
  • 2° grado: l’utero ¨¨ ormai all’interno della vagina
  • 3° grado: l’organo prolassato ha raggiunto l’introito della vagina
  • 4° grado: l’utero ¨¨ sceso a tal punto da fuoriuscire del tutto dal canale vaginale

Talvolta, si identificano semplicemente tre gradazioni di gravit¨¤: lieve, moderata, severa.
Pi¨´ semplicemente ancora, si possono identificare un prolasso uterino incompleto (quindi un utero prolassato solo parzialmente nel canale vaginale) e un prolasso uterino completo (quando l’utero ¨¨ ormai sceso totalmente).

Prolasso uterino: le cause

A prescindere dalle cause all’origine, il principale responsabile di un prolasso dell’utero ¨¨ un pavimento pelvico indebolito: ed ecco perch¨¦ in alcune pazienti un abbassamento dell’utero pu¨° essere accompagnato da prolasso vescicale o rettale.

Tale perdita di elasticit¨¤ pu¨° essere favorita da lesioni da intervento chirurgico, invecchiamento, patologie del collagene (ad esempio artrite reumatoide o lupus eritematoso sistemico), broncopneumopatia cronica ostruttiva, pi¨´ raramente da ascite (accumulo di liquido nella cavit¨¤ addominale) o tumori dell’addome.

Il prolasso uterino pu¨° avere cause che sono molto spesso concomitanti e concorrono tutte allo sviluppo del disturbo. Esse possono comprendere:
 
  • Parto vaginale (soprattutto se con lungo travaglio, interessato da complicanze o in numero elevato)
  • Feto di grandi dimensioni
  • Menopausa (a causa dei cambiamenti ormonali a essa correlati)
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  • Stitichezza
  • Comportamenti che aumentano la pressione sull’addome: sollevamento scorretto di carichi pesanti, sforzo durante l’evacuazione, ecc.

I sintomi del prolasso uterino

I sintomi di un prolasso dell’utero si manifestano in base a quanto esso si ¨¨ abbassato. Un prolasso di 1° grado ¨¨ molto spesso asintomatico, ma se esso ¨¨ in via di peggioramento pu¨° provocare:
 
  • Senso di pesantezza e “ingombro” a livello pelvico
  • Dolore all’addome e alla zona lombare
  • Dolore quando ci si siede o si hanno rapporti sessuali
  • Stitichezza
  • Infezioni croniche alle vie urinarie
  • Incontinenza o ritenzione urinaria
  • Dolore durante la deambulazione
  • Sviluppo di ulcere sulla cervice: in quest’ultimo caso, si associa il prolasso dell’utero a perdita di sangue, con conseguente produzione di secrezioni e sviluppo di infezioni

I sintomi del prolasso uterino devono essere oggetto di attenzione e rigorosa analisi, in quanto la loro portata ¨¨ utile anche alla definizione del disturbo stesso e della sua gravit¨¤.

La diagnosi di prolasso dell’utero si accerta tramite una visita ginecologica specialistica, a sua volta seguita da esami diagnostici. Durante il controllo, associato a un’attenta raccolta di informazioni su sintomi e stile di vita, lo specialista esegue un accurato esame pelvico:
 
  • La paziente ¨¨ distesa supina con fianchi e ginocchia flessi sull’apposito lettino, fornito di appoggi per facilitare la posizione;
  • Il medico osserva la zona genitale esterna, alla ricerca di eventuali anomalie, segni di infiammazione o secrezioni;
  • Grazie all’utilizzo dello speculum inserito in vagina, il medico dilata quindi le pareti del canale, osservando i tessuti in profondit¨¤, compresa la cervice;
  • Per verificare la presenza di prolassi, viene quindi richiesto alla paziente di spingere verso il basso ed eventualmente di tossire.

Per analizzare l’elasticit¨¤ del pavimento pelvico, lo specialista pu¨° chiedere alla paziente di contrarre la muscolatura, come se dovesse trattenere il flusso di urina, e valutare la risposta dei muscoli.
Per verificare invece la presenza di un eventuale prolasso rettale, il medico pu¨° anche inserire un dito nel canale vaginale e un dito nel retto.

In seguito, pu¨° richiedere alcuni esami per accertare il livello di prolasso uterino e lo stato degli altri organi:
 
  • Ecografia transvaginale, che consente di visualizzare utero, cervice e ovaie.
  • Risonanza magnetica, soprattutto nei casi che appaiono pi¨´ complessi. Questo esame si rivela molto utile quando quelli precedenti non hanno prodotto dati sufficienti o nel caso si sospetti una forma tumorale maligna. Pu¨° essere preceduta dal prelievo di campioni di tessuto, soprattutto in presenza di ulcera vaginale.

In seguito alla diagnosi, ¨¨ del tutto normale porsi una domanda: il prolasso uterino ¨¨ pericoloso? Indubbiamente ¨¨ necessario intervenire con un piano terapeutico per far s¨¬ che la condizione non peggiori, cosa assai probabile in caso di mancato trattamento. Ci¨° non solo per salvaguardare l’utero in s¨¦, ma anche per evitare complicazioni come il prolasso vescicale o rettale e la formazione di ulcere vaginali.

Trascurare i sintomi pu¨° infatti portare non solo a un loro peggioramento, ma anche a un aggravarsi della situazione, con la possibilit¨¤ di una prognosi meno favorevole. Ecco perch¨¦ ¨¨ necessario affrontare il prolasso dell’utero con rimedi adeguati.

Quando il prolasso ¨¨ incompleto, la paziente deve certamente mantenere nella norma il proprio peso e non fare sforzi particolari.

Inoltre, deve ricorrere alla terapia fisica e in particolare agli esercizi di Kegel, che prevedono alcune contrazioni volontarie del pavimento pelvico per rafforzarlo e mantenerlo tonico. Fra i tanti vantaggi di questi esercizi vi ¨¨ la possibilit¨¤ di eseguirli in qualsiasi momento o posizione:
 
  • Prima di tutto, la paziente deve svuotare del tutto la vescica
  • In seguito, sforzandosi di non muovere addominali, glutei e gambe, deve contrarre i muscoli del pavimento pelvico inizialmente per almeno 2 secondi, per arrivare gradualmente a 10
  • Deve quindi fare una pausa di altrettanti secondi, dopo aver lentamente rilassato i muscoli.

Tale serie di azioni va ripetuta una decina di volte per 2 o 3 volte durante la giornata. Per verificare la contrazione del giusto muscolo, ¨¨ possibile eseguire questo semplice esperimento: contrarre durante la minzione, che dovrebbe quindi arrestarsi. In alcuni casi, la paziente potrebbe avere bisogno di un supporto fisioterapico.

In caso di gravit¨¤ moderata del prolasso uterino, i rimedi possono includere una terapia a base di estrogeni, soprattutto se la paziente ¨¨ in menopausa, e l’inserimento di un pessario: si tratta di un anello in silicone, disponibile in diverse misure, da inserire in vagina con l’obiettivo di sostenere gli organi. Sar¨¤ il medico a dare alla paziente tutte le indicazioni su come e quando applicarlo, rimuoverlo e pulirlo, cosa che ¨¨ necessario fare periodicamente. Si tratta in ogni caso di una soluzione non definitiva, che a volte precede un’operazione chirurgica ancora non eseguibile, e che, sebbene in genere ben tollerata, pu¨° dare a lungo termine qualche problema di irritazione.

Quando il prolasso uterino ¨¨ severo e il dolore ¨¨ intollerabile, o nei casi in cui l’utero non sia l’unico organo prolassato, ¨¨ necessario ricorrere a un intervento chirurgico. Esistono diverse opzioni disponibili, che variano in base alla gravit¨¤ della situazione e alle esigenze della paziente:
 
  • Sollevamento o sospensione dell’utero, grazie alla tecnica mininvasiva Pelvic Organs Prolapse Suspension (POPS). Essa comporta alcuni innegabili vantaggi: permette di intervenire in contemporanea su prolasso di utero, vescica e retto, nonch¨¦ di conservare e riposizionare l’utero nella propria sede naturale. Si esegue in laparoscopia con tre piccole incisioni: la rete biocompatibile che viene posizionata sotto la membrana peritoneale consente di sostituire i legamenti rotti o indeboliti. La durata dell’intervento varia da 60 a 90 minuti. Dopo una degenza di 3 giorni, la paziente ¨¨ quindi in grado di riprendere velocemente le proprie attivit¨¤.
  • Isterectomia, che implica la rimozione dell’intero utero attraverso diverse possibili tecniche: laparoscopia, laparotomia (“a cielo aperto”) e isterectomia vaginale (l’utero viene asportato dopo l’esecuzione di un’incisione nella vagina).

Si pu¨° rimanere incinta con il prolasso uterino? La risposta ¨¨ s¨¬ e chiaramente la volont¨¤ della paziente di avere figli influisce anche sulla scelta del trattamento, che non pu¨° quindi prevedere un’eventuale isterectomia nel breve periodo. ? per¨° necessaria una riflessione particolarmente attenta sulle conseguenze della relazione fra prolasso uterino e gravidanza: quest’ultima potrebbe infatti andare ad acuire una condizione di debolezza gi¨¤ avviata.

Per quanto riguarda invece il periodo di gestazione, si pu¨° avere una gravidanza con prolasso uterino? Anche in questo frangente la risposta ¨¨ affermativa, sebbene si tratti in realt¨¤ di casi piuttosto rari e talvolta possano portare a complicazioni da non sottovalutare. Quando la paziente soffre di prolasso uterino in gravidanza, i rischi possono includere disturbi di lieve entit¨¤, come leggere infezioni cervicali, ma anche esiti gravi come l’aborto spontaneo. In genere, quando il prolasso si manifesta in gravidanza, lo fa nei primi mesi ed ¨¨ legato alla debolezza dei legamenti.

Come sempre, essenziale per uno stato di salute ottimale ¨¨ lo stile di vita. Ci¨° vale ancora di pi¨´ per lo sviluppo del prolasso dell’utero, in quanto alcuni dei fattori che portano a questo disturbo hanno a che fare con abitudini errate, che possono quindi essere corrette. ? sempre consigliabile seguire le raccomandazioni del medico in proposito, che possono comprendere:
 
  • Prediligere una dieta ricca di fibre, frutta e verdura, cos¨¬ da combattere la stitichezza
  • Tenere sotto controllo il proprio peso corporeo
  • Monitorare e trattare adeguatamente la tosse cronica, i cui sforzi possono agevolare l’indebolimento della muscolatura
  • Evitare il fumo
  • Praticare un’attivit¨¤ fisica costante ma leggera, evitando sforzi particolari o scorretti
  • Praticare gli esercizi di Kegel per rafforzare preventivamente il pavimento pelvico
  • Sottoporsi regolarmente a visite specialistiche, soprattutto se la paziente presenta fattori di rischio come la predisposizione genetica

Le funzioni della femminilit¨¤ sono ancora oggi un tema non facile per molte donne, soprattutto se la paziente sperimenta sintomi dolorosi e talvolta invalidanti. Ecco perch¨¦ ¨¨ importante rivolgersi a strutture specializzate e confrontarsi apertamente con il proprio specialista di fiducia, in un ambiente sicuro e dotato delle migliori tecnologie a disposizione. Presso gli ospedali 91×ÔÅÄ & Research ¨¨ possibile avviare un percorso integrato di diagnosi, trattamento e follow-up, grazie alla presenza di collaudate ¨¦quipe multidisciplinari composte da esperti che hanno contribuito allo sviluppo delle pi¨´ innovative tecniche di intervento.
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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