L’ematologia è la branca specialistica della medicina che si occupa di studiare il sangue, il sistema linfatico e il sistema emopoietico (gli organi che producono le cellule del sangue, come il midollo osseo) e le loro patologie.
Alla
Prof.ssa Giorgina Specchia,
ematologa presso la struttura Santa Maria Hospital di Bari, abbiamo chiesto quando è opportuno rivolgersi allo specialista ematologo e se è possibile effettuare una prevenzione delle patologie del sangue, linfatiche ed emopoietiche.
Quali sono le patologie ematologiche più diagnosticate in Italia?
Le patologie ematologiche più frequentemente riscontrate nel nostro Paese sono:
- Leucemia linfatica cronica, molto più diffusa nei paesi occidentali;
- Gammopatie monoclonali;
- Linfomi, in particolare alcuni linfomi non Hodgkin di tipo B.
Alcune patologie, come le sindromi mielodisplastiche o la leucemia mieloide cronica, in realtà sono considerate malattie rare del sistema emolinfopoietico. Naturalmente la statistica dipende dai valori e dagli studi effettuati nella regione, nel Paese, in tutta Europa: l’epidemiologia delle patologie ematologiche varia anche in base alle diverse aree e regioni.
Esiste una prevenzione per le patologie ematologiche?
Prevenzione significa utilizzare strumenti clinici e diagnostici che individuano precocemente l’inizio eventuale di una patologia neoplastica (come accade per i tumori di mammella, prostata, colon).
Per i tumori ematologici, l’impegno massimo degli specialisti è consigliare di effettuare periodicamente esami di laboratorio, anche semplici. Può essere utile eseguire un emocromo ed esami funzionali epatici e renali, una volta l’anno in assenza di sintomatologia, e consultare il medico di famiglia ed eventualmente lo specialista in presenza di alterazioni.
Lo specialista ematologo ha il compito di valutare attentamente i referti di laboratorio, di effettuare un esame clinico obiettivo per evidenziare o meno alterazioni o organomegalia, come il lieve aumento della milza o la presenza di alcuni linfonodi nelle sedi superficiali sospette e, in base al caso, consigliare degli esami di approfondimento.
Gli esami che si possono ascrivere a quelli di primo livello inquadrano il sospetto diagnostico dell’ematologo, individuano cioè se sono presenti una leucocitosi, una linfocitosi, una piastrinosi o una piastrinopenia, anche con valori di poco al di fuori di quelli normali. In caso di positività, lo specialista può consigliare al paziente di avviare un percorso diagnostico successivo, di secondo livello. Per esempio, per le linfocitosi si effettua un’indagine di laboratorio, l’immunofenotipizzazione delle popolazioni linfocitarie, che identifica l’aumento di linfociti B o linfociti T. In seguito alla diagnosi, è opportuno indirizzare il paziente eventualmente a un Centro di Ematologia.
Quando è opportuno rivolgersi allo specialista ematologo?
Solitamente, il paziente arriva alla visita specialistica con l’ematologo indirizzato da:
- medico di famiglia;
- un altro specialista;
- un laboratorio di analisi.
Il soggetto effettua generalmente esami di laboratorio, di sua iniziativa o perché riferisce sintomi che non lo fanno sentire più in forma come nei giorni precedenti al medico di famiglia. O, ancora, effettua una visita specialistica, per esempio cardiologica, per una dispnea o per una sintomatologia che il paziente attribuisce a una cardiopatia. Il medico, nel visitarlo, potrebbe notare il pallore, consigliando di effettuare un emocromo, che evidenzia un’anemia, in questo caso responsabile della dispnea. Di seguito, il cardiologo consiglia la visita ematologica.
Sono diversi i sintomi che possono portare dal medico di famiglia, a effettuare esami di laboratorio e, poi, dallo specialista ematologo. Tra questi febbre persistente e resistente agli antibiotici, epistassi, sangue dalle gengive, dolori ossei importanti, aumento di volume dei linfonodi. In base ai segnali e alla loro interpretazione da parte del medico di famiglia, il percorso deve essere guidato.
Può accadere che per alcuni sintomi il paziente tenda a curarsi da solo e, per questo, arrivi dal medico curante e, poi, dall’ematologo, più tardivamente per la diagnosi. ? importante che il paziente colga i sintomi e si consulti con il medico curante per avviare il percorso diagnostico adeguato e mirato.
Un altro aspetto da considerare sono le difficoltà dei pazienti e dei familiari nell’organizzare il percorso diagnostico ematologico. Lo specialista dovrebbe indicare i Centri Ematologici presso cui recarsi per arrivare a una diagnosi completa e, poi, al trattamento. Il paziente ha bisogno di sapere cosa fare e dove, ma anche di conoscere la prognosi, se la patologia dà tempo di organizzare le indagini o se è grave e va trattata con urgenza.