Il
diabete di tipo II ¨¨ una patologia che generalmente si presenta negli adulti ed ¨¨ spesso associata a sovrappeso,
´Ç²ú±ð²õ¾±³Ù¨¤ o, pi¨´ in generale, a un’alimentazione squilibrata. L’incontro con uno specialista dell’alimentazione pu¨° aiutare il paziente a prendere consapevolezza delle proprie abitudini alimentari e intraprendere i primi passi per migliorarle.
Oltre al trattamento con farmaci ipoglicemizzanti (dove indicato), la terapia del diabete di tipo II trova infatti grande giovamento da un’alimentazione sana ed equilibrata, unita a una moderata attivit¨¤ fisica dopo i pasti.
Per approfondire questi temi, abbiamo intervistato la
Dottoressa Nicole De Sario, dietista presso il
Primus Forl¨¬ Medical Center.
Il primo passo verso un percorso ritagliato su misura
Nel corso della prima visita, la dietista raccoglier¨¤ tutti i dati necessari a inquadrare le condizioni di salute del paziente, in particolare:
- l’anamnesi personale e familiare, per mettere in luce le principali problematiche e i sintomi riferiti dal paziente;
- i valori antropometrici: altezza e peso, per calcolare il BMI (indice di massa corporea), e la circonferenza della vita, che aiuta a calcolare il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari o sindrome metabolica;
- le abitudini alimentari quotidiane;
- i risultati di precedenti esami diagnostici e le terapie farmacologiche in corso: se il paziente ha gi¨¤ una diagnosi di diabete di tipo II, ¨¨ importante portare con s¨¦ i risultati degli esami, in modo che la dietista ne possa prendere visione per valutare lo stato di salute del paziente.
Il primo obiettivo: perdere il 7% di peso
In seguito a una diagnosi di diabete di tipo II, il primo aspetto da valutare ¨¨ la presenza concomitante di sovrappeso o ´Ç²ú±ð²õ¾±³Ù¨¤, condizioni che spesso si riscontrano nei pazienti diabetici. In questi casi, generalmente, si consiglia, come primo obiettivo, di perdere almeno il 7% del peso: si tratta di una misura che, oltre a migliorare la forma fisica del paziente, aiuta anche a controllare alcuni sintomi della patologia.
Due strumenti indispensabili: il diario delle glicemie e il diario alimentare
Per aiutarlo nella gestione del diabete, al paziente viene dato un
diario delle glicemie, in cui riportare tutti i valori di glicemia registrati nel corso della giornata. In parallelo, ¨¨ importante che il paziente aggiorni anche il proprio
diario alimentare, tenendo traccia di ci¨° che mangia nel corso della giornata (tipo di alimento, porzione, orario).
L’uso combinato di questi due “strumenti” aiuta il paziente a prendere consapevolezza dell’effetto di ogni alimento sulla glicemia. In questo modo impara ad autoregolarsi limitando il consumo di alimenti che portano a rapidi picchi glicemici (come i dolci) e aumentando il consumo di alimenti ricchi di fibre che invece aiutano a mantenere la glicemia pi¨´ stabile.
Tante fibre e una passeggiata dopo i pasti
Per i pazienti diabetici non esistono alimenti vietati in modo assoluto, ma ¨¨ fondamentale ricordarsi di limitare il consumo di cibi ricchi di zuccheri, come dolci e bibite zuccherate, e ridurre il pi¨´ possibile le bevande alcoliche.
Via libera, invece, al consumo di alimenti ricchi di fibre, come verdure, pasta integrale e pane integrale. La presenza di fibre rallenta l’innalzamento della glicemia dopo i pasti e contribuisce a tenere sotto controllo i sintomi del diabete.
Oltre a un’alimentazione sana ed equilibrata,
la gestione del diabete ¨¨ favorita anche da una blanda attivit¨¤ fisica: una passeggiata leggera dopo i pasti principali ¨¨ sufficiente ad agevolare l’attivit¨¤ dell’insulina (l’ormone che regola la glicemia) e a ridurre i picchi glicemici che si verificano dopo mangiato.
In alternativa alla passeggiata, si pu¨° iniziare a praticare attivit¨¤ fisica in casa, con l’aiuto di uno step o di una pedaliera, oppure inserire piccoli momenti di movimento nella propria giornata, per esempio usando le scale al posto dell’ascensore o ricordandosi di parcheggiare la macchina un po’ pi¨´ lontana da casa.
Dieta grammata: s¨¬ o no?
Il consiglio dei dietisti ¨¨ quello di evitare le diete grammate, cio¨¨ le diete che indicano per ogni pasto il tipo e i grammi di alimenti da assumere. «Questa pratica non aiuta il paziente a prendere consapevolezza della propria alimentazione»,
spiega la dottoressa De Sario «La dieta grammata rende il paziente un soggetto passivo, che per un po’ seguir¨¤ le indicazioni ricevute ma, a lungo termine, si stancher¨¤ di seguire la dieta».
Molto pi¨´ importante ¨¨
costruire un rapporto di fiducia, che aiuti il paziente a distinguere tra alimenti salutari, come quelli ricchi di fibre che aiutano a tenere sotto controllo i picchi glicemici, e quelli che invece aumentano rapidamente la glicemia e devono quindi essere limitati. Assecondando questo percorso il paziente perder¨¤ perso in modo graduale e naturale: un approccio che garantisce maggiori possibilit¨¤ di successo e risultati duraturi nel tempo.