Il progressivo aumento dell’età media della società rende più frequente rilevare alcuni tipi di
tumori: tra questi, ci sono anche i
tumori cerebrali. Si tratta di tumori che generano grande preoccupazione per i sintomi che producono ed è importante riportare che si tratta di un gruppo di
neoplasie molto diversificato, con conseguenti differenti terapie.
Infatti, esistono
forme benigne e maligne e oggi, grazie a raffinate tecniche diagnostiche quali la
Tomografia computerizzata (TC) e la
Risonanza Magnetica (RM), si riconosce la loro presenza. Le scelte terapeutiche dopo l’intervento di asportazione o di biopsia si basano anche sull’analisi genetica, con possibilità di scegliere per ciascun paziente un percorso terapeutico che sia adatto e che garantisca, indipendentemente dall’età, la migliore qualità della sua vita.
Il
professor Giovanni Broggi, che opera nella Divisione di
Neurochirurgia di
Maria Cecilia Hospital, ci spiega quali sono i principali tipi di tumori e ci aiuta a capire come si svolge il loro percorso diagnostico e terapeutico.
Quali sono i principali tipi di tumori cerebrali?
Dal punto di vista
anatomo-patologico i tumori cerebrali si possono dividere in due grandi categorie:
- Tumori la cui asportazione porta, nel 90% dei casi, alla guarigione completa: fanno parte di questo gruppo i meningiomi (tumori delle membrane che coprono il cervello all'interno del cranio e il midollo spinale nella colonna vertebrale) e i neurinomi (ingrossamenti delle guaine dei nervi, in particolare dei nervi cranici ma anche dei nervi spinali), gli epidermoidi e i dermoidi, tumori malformativi.
- Tumori intrinseci del tessuto cerebrale, che non avendo margini biologici netti non sono asportabili in modo completo perché, quando si interviene chirurgicamente, è indispensabile preservare il più possibile le funzioni cerebrali nelle loro immediate vicinanze. Questi tumori, chiamati genericamente gliomi, sono i più frequenti; circa il 45% è benigno, cioè tendono a non riprodursi, e il 55% maligno, cioè recidivano sempre. Rientrano tra i tumori intrinseci anche i linfomi cerebrali, che però hanno origine non dalle cellule del tessuto nervoso ma da quelle del sistema immunitario. Nonostante questi tumori non siano asportabili in modo completo, i trattamenti terapeutici permettono di migliorare la qualità e la lunghezza della vita, rispettandone la qualità.
- Esistono poi le metastasi, tumori che originano da tumori di altri organi, dai quali si diffondono per via ematica, nell’encefalo, nel midollo spinale o nelle strutture ossee del cranio e della colonna spinale. Questi possono essere trattati con radiochirurgia o asportati chirurgicamente, in funzione delle scelte dell’oncologo e del neurochirurgo.
Quando e come si manifestano questi tumori?
I
gliomi sono le forme di tumori cerebrali più frequenti, specie nella fascia di età più avanzata. Tuttavia, è importante sottolineare che questi tipi di tumore hanno un comportamento molto diverso:
questi tumori intrinseci al Sistema Nervoso Centrale tendono a svilupparsi molto rapidamente e quindi
possono causare una sintomatologia che si presenta in maniera repentina.
I
meningiomi e i
neurinomi crescono invece più lentamente e, prima di diventare manifesti, possono anche trascorrere molti anni. Per questi tumori, i sintomi diventano evidenti solo quando il tumore ha raggiunto un volume tale da comprimere o irritare i tessuti nervosi adiacenti.
Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione?
Una caratteristica comune a tutti i tumori cerebrali di cui si è parlato precedentemente è la capacità di alterare o danneggiare le funzioni dell’encefalo e del midollo spinale. Pertanto, tra i sintomi generici a cui bisogna prestare attenzione ci sono:
- i disturbi della sensibilità e della motilità: per esempio, se una mano o una gamba risultano meno attive o più impacciate nei movimenti rispetto all’altra;
- gli attacchi improvvisi di cefalea non riconducibili a cause note alla persona e già sperimentate in passato.
Altri sintomi sono invece più specifici e dipendono dalla zona danneggiata dalla crescita del tumore: per esempio, se la lesione tumorale si trova vicino ai nervi ottici, si possono presentare disturbi della visione che peggiorano nel tempo.
Un altro sintomo importante da non sottovalutare è la comparsa di
crisi epilettiche: non parliamo solo delle crisi generalizzate più evidenti, in cui la persona sviene, ma anche le cosiddette «crisi parziali», durante le quali l’individuo può sperimentare una sensazione di distacco dall’ambiente circostante oppure di «
vivere in un sogno».
Questi sono alcuni dei sintomi che è bene approfondire con una visita neurologica, il cui obiettivo è stabilire l’origine di questi sintomi: è infatti bene ricordare che alcuni di questi sintomi possono essere causati non da lesioni tumorali ma da disturbi vascolari, come l’ostruzione dei vasi sanguigni che riforniscono di sangue il cervello.
Quali sono le tappe principali del percorso diagnostico?
La
visita neurologica permette di raccogliere, già dall’esame obiettivo e dal colloquio con il paziente, alcuni elementi utili a indirizzare la diagnosi.
Per esempio, è molto utile osservare il paziente mentre cammina, per verificare la presenza di disturbi motori anche minimi. Inoltre, è importante che il paziente racconti in prima persona il motivo che l’ha spinto a cercare una diagnosi e i sintomi che ha osservato su di sé. Il colloquio è importante per evidenziare, oltre alla congruenza tra i sintomi soggettivi riportati dal paziente e quelli oggettivi visibili dall’esterno, anche la presenza di eventuali disturbi dell’espressione verbale o della memoria.
Come si procede in seguito?
Se la visita neurologica conferma il sospetto di una lesione del sistema nervoso centrale, tumorale o vascolare, si procede con alcuni esami di approfondimento: l’esame più informativo e affidabile è, nel caso si sospetti un tumore, la
risonanza magnetica.
La risonanza magnetica senza contrasto permette di identificare la presenza di una lesione tumorale, che può essere poi approfondita con una successiva risonanza magnetica con contrasto: questo permette di distinguere le
lesioni tumorali da
malattie neurodegenerative (per esempio, la malattia di
Parkinson, la malattia di
Alzheimer, la
paralisi sopranucleare progressiva o la
sclerosi multipla) e da lesioni malformative vascolari quali
angiomi,
aneurismi arteriosi,
fistole artero-venose e esiti di precedenti minimi
infarti vascolari.
Nei casi in cui si riscontri una lesione, la risonanza magnetica con contrasto permette di chiarire appunto se si tratta di una lesione vascolare o tumorale, dove è localizzata precisamente e se si tratta di una lesione tumorale, se è asportabile chirurgicamente e in quale misura e con quali rischi operatori e post operatori per la qualità di vita del paziente.
Quali sono le strategie terapeutiche disponibili per i tumori cerebrali?
Per i gliomi, la chirurgia è la prima linea di intervento. L’intervento di biopsia o di asportazione in microchirurgia è eseguito con tecniche avanzate quali l’utilizzo del microscopio operatorio, l’esoscopio, con l’impiego di sostanze che rendono fluorescente il tumore e quindi più facilmente asportabile il maniera completa, con il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio che permette di evitare il danneggiamento di strutture e fibre nervose eloquenti, cioè responsabili di funzioni importanti.
Infatti, con queste tecnologie il neurochirurgo è avvertito del pericolo durante l’atto chirurgico di provocare lesioni cerebrali o spinali gravi e può modificare la sua strategia di intervento, per esempio limitandosi a una asportazione parziale della lesione. L’intervento di asportazione o di biopsia, verrà poi seguito eventualmente da chemioterapia o la radioterapia sulla base delle caratteristiche istologiche e genetiche del tumore e dell’eventuale residuo.
Per i meningiomi e i neurinomi, si può procedere con modalità differenti in funzione delle dimensioni del tumore, dalla sua velocità di crescita e dalla sintomatologia.
La prima e principale opzione è l'asportazione con tecnica microchirurgica e con monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio.
Un'altra opzione terapeutica è quella della radiochirurgia, con differenti strumenti dedicati di grande precisione, che permette di aggredire in modo mirato il tumore, diminuendone o arrestando la sua crescita. Tuttavia, se il meningioma o il neurinoma è di dimensioni ridotte e cresce molto lentamente, ci si può astenere dalla chirurgia e controllare l’evoluzione del tumore nel tempo mediante risonanze magnetiche periodiche. Il quadro clinico è fondamentale dopo questa decisione, che potrà successivamente essere modificata.
Il follow up delle persone che hanno subito un intervento di rimozione di un tumore endocranico o spinale può prevedere la necessità di un
percorso di riabilitazione neuromotoria per ripristinare alcune funzioni neuronali carenti, per esempio quelle che controllano il linguaggio o la capacità di camminare e di mantenere il corretto equilibrio.
Il follow up prevede inoltre
controlli periodici che vengono programmati in base alle caratteristiche del paziente e del suo specifico tipo di tumore: per farlo, è sempre più importante seguire i risultati dell’ analisi genetica delle cellule del tumore prelevate e studiate nel corso dell’esame neuropatologico che segue ogni intervento neurochirurgico perché queste informazioni permettendo la classificazione di diversi sottogruppi di tumori cerebrali e aiutano il medico curante, neurochirurgo o oncologo a scegliere un percorso terapeutico e di follow up personalizzato, che tenga conto della possibilità di recidive ma senza perdere mai di vista la qualità della vita dei pazienti.