D'Amore Hospital / 14 marzo 2018

Sindrome metabolica: anche i disturbi del sonno sono un fattore di rischio

Sindrome metabolica: anche i disturbi del sonno sono un fattore di rischio
“ – ci spiega del di - è presente nel 20-25% della popolazione ed è caratterizzata da obesità viscerale, , alterazioni del metabolismo glucidico ed . Si tratta di una condizione nella quale diversi fattori correlati tra loro possono concorrere ad aumentare il rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari e diabete mellito.”
 
Come possono incidere i disturbi del sonno?
 
La sindrome delle ostruttive del sonno (OSAS) è una condizione molto frequente caratterizzata dal ripetuto alternarsi di episodi di apnea e ipopnea durante il periodo notturno, forte russamento, frammentazione del sonno ed aumentata sonnolenza diurna.
 
I pazienti presentano episodi ricorrenti di interruzione del respiro che espongono il sistema cardiocircolatorio a cicli di ipossia ed eccessiva pressione toracica negativa. “L’OSAS tende ad associarsi alle componenti della sindrome metabolica – spiega sempre il Dottor Pastorelli -  infatti studi recenti hanno dimostrato che i pazienti con OSAS hanno una prevalenza superiore di avere la sindrome metabolica. Le ipossiemie intermittenti e la frammentazione del sonno prodotte dall’OSAS sono in grado di innescare meccanismi intermedi (stress ossidativo, alterazioni neuroumorali, infiammazione) che conducono alle componenti della sindrome metabolica.”
 
L’OSAS è quindi un nuovo fattore di rischio all’interno della sindrome metabolica e contribuisce all’incremento del rischio cardiovascolare.
 
Qual è il trattamento che si consiglia?
 
Nelle forme più lievi, l’obiettivo terapeutico principale è la riduzione del peso corporeo, che è in grado di migliorare tutte le componenti del quadro clinico generale.  Nelle forme più severe, è indicata la ventilazione a pressione positiva (CPAP) con la quale è possibile correggere la desaturazione dell’ossigeno e, conseguentemente, controllare le alterazioni clinico-metaboliche come l’aumento dell’insulino-sensiblità e ridurre anche il rischio cardiovascolare.
 

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