Secondo una ricerca pubblicata nel 2023 sulla rivista The Lancet Rheumatology, condotta dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) come parte del Global Burden of Disease Study 2021, entro il 2050 poco meno di un miliardo di persone sarà interessata dall’artrosi. Lo studio ha analizzato i dati sull’osteoartrosi di 200 paesi, dal 1990 al 2020, e ha rilevato un rapido incremento dei casi a causa principalmente di fattori come aumento dell’età media, crescita della popolazione e obesità.
Dell’artrosi abbiamo parlato con il
Dott. Andrea Mocci, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Anthea Hospital a Bari.
Quali sono le principali manifestazioni degenerative artrosiche nel paziente anziano?
Sono la deformazione dei capi articolari, l’usura della cartilagine, che spesso generano gonfiore, e il dolore, sintomo che impedisce le regolari e più semplici attività della vita quotidiana, spingendo il paziente a rivolgersi allo specialista.
Come si effettua la diagnosi di artrosi?
Si effettua con un’attenta valutazione clinica unita a esami strumentali.
L’indagine per eccellenza è una radiografia, prevalentemente sotto carico, che consente di valutare quanto l’usura ha deformato i capi articolari del paziente. Altri esami, come la Risonanza Magnetica, possono essere utili, ma in alcuni casi risultano ridondanti.
Quale è la differenza tra artrosi e artrite?
L’artrosi è una malattia meccanica: l’usura produce il consumo, il consumo genera dolore e infiammazione.
L’artrite è una patologia infiammatoria il cui trattamento è solitamente gestito non dall’ortopedico, ma dal reumatologo.Ha un’origine differente, rispetto all’artrosi, si tratta infatti di una malattia dell’articolazione, spesso di più articolazioni, che producendo sostanze irritanti attraverso la membrana sinoviale (tessuto connettivo che riveste internamente la capsula articolare) dà origine a infiammazione e dolore.
Nel tempo, l’artrite produce l’artrosi; il sintomo meccanico, cioè, si manifesta più rapidamente nei pazienti artritici perché la loro patologia degenera velocemente verso l’artrosi.
Qual è il trattamento chirurgico dell’artrosi?
Il trattamento chirurgico dell’artrosi per eccellenza è la protesica, una protesi di ginocchio, di spalla, di anca che sostituisce ciò che si è consumato. L’obiettivo dell’intervento è far tornare il paziente il più velocemente possibile alle sue normali attività quotidiane, come spesa, passeggiate e moderata attività sportiva.
Questo oggi è possibile anche grazie al percorso Fast Track.
Com’è cambiata la chirurgia protesica oggi e cos’è il percorso Fast Track
La chirurgia di protesi oggi, grazie alle nuove tecnologie che interessano strumentazione e materiali, è cambiata molto rispetto al passato.
L’obiettivo è quello di rendere meno traumatico possibile tutto il percorso del paziente.
L’approccio Fast Track prevede tutta una serie di protocolli per rendere meno pesante il percorso di quello che è comunque un intervento chirurgico, riducendo l’entità del trauma e riportando il paziente più velocemente alla sua vita, accelerando i tempi di recupero.
Si tratta di un approccio multifattoriale: anestesista, chirurgo, infermieri, fisioterapisti, personale in reparto mettono in atto una serie di accorgimenti fisici e farmacologici che concorrono a rendere più veloce il recupero.